martedì 1 aprile 2008

voto o non voto? una risposta

Come promesso eccovi alcune riflessioni su quanto riportato nel post di ieri:

Lo stato d’animo è condivisibile, pur fra alcune divergenze. Anche io due anni fa tra mille dubbi ho concesso il mio voto alla sinistra dell’Unione condividendo una piccola, quasi infinitesima parte del suo programma di governo. Oggi cerco ma non trovo nel suo operato le cose che ho sempre considerato elemento primario di ogni azione di governo: diritti civili, laicità dello Stato (su questo vi prego sentitamente di insistere di più), politiche più umane per gli immigrati e una sana lotta alla precarietà nel mondo del lavoro. La delusione su questi temi è enorme e poco mi consola aver notato un condivisibile atteggiamento, solo quello purtroppo, su un tema a me caro quale il sostentamento alla scuola pubblica e la riproposizione del concetto di istruzione come valore a sé più che come semplice anticamera del mondo del lavoro.
Parenti, colleghi, amici rivendicano e spesso pretendono il “voto utile”, quello che ci permetta di tenere a distanza il nemico numero 1. Non comprendono che ai nostri occhi appare palese l’esistenza di un nemico n. 1, ma altrettanto chiara è la presenza di un nemico n. 2 (Le due destre, alla faccia dei detrattori di questa interpretazione – Pasquino per dirne uno – esistono e i recenti programmi di governo stanno lì a confermarlo).
Qualche perplessità la nutro sull’utilità dell’astensione, non lo nego. Non mi soffermo con voi – ho dovuto farlo con altri – nel ribadire come l’astensione non sia nel mio/nostro caso una forma di menefreghismo ma, vi cito, una posizione partecipante. Ha ragione Maria Carmela – che non conosco peraltro - [autrice di altro intervento che non rendo pubblico] nel dire che i governi sanno galleggiare bene su queste acque ed è per questo che dobbiamo riuscire a renderle più mosse, militando in qualche forma. L’appello lo rivolgo a me stesso in primis visto che solo di recente ho cominciato a dare un po’ di concretezza, un po’ di azione alle mie idee.
L’idea di un comunicato ha un senso, purché non sia isolata, purché non la si sovraccarichi di potenzialità; siamo troppo a ridosso delle elezioni per poter pensare a risultati concreti, anche nell’ipotesi migliore in cui la stampa decida (chissà perché poi?) di darle eco.
La critica al verticismo dei partiti è pienamente sottoscrivibile e una riformulazione dal basso del processo di partecipazione politica è auspicabile. Ma questo potrebbe essere un fattore dirimente. Siamo certi che la via partitica sia la strada più congeniale per far politica?
Discutiamone. Incontrarci non può che far bene, se non altro per un confronto personale. Io ci sto.
Luca

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