giovedì 28 febbraio 2008

ci risiamo...


no words!

mercoledì 27 febbraio 2008

non si può vincere sempre. qualche volta però...


Il campione questo week end riposa. Preso atto di una sconfortante condizione fisica ha deciso di dare forfait al torneo nazionale di sabato. Il campione si scusa con i suoi fans più affezionati (la mamma, il gatto della mamma e la bambola della mamma)...si rifarà presto.

martedì 26 febbraio 2008

La politica tra dilemmi e certezze












"noto frequenta-tore di se stesso"...

"uomo dalla fronte inutilmente larga"

L'Italiano

Questa Amaca è un pò vecchia, del 5 aprile scorso per l'esattezza, ma ancora terribilmente attuale. Non solo, ho la netta sensazione che continuerà ad esserlo per anni, decenni...
Grande Michele Serra, tornerai spesso a visitarci su questo blog:

"Questo Paese magari affonderà. Ma i suoi abitanti no: sono nati quasi tutti con il salvagente. Vedo la velina chiacchieratissima in un dibattito televisivo con sociologi, opinionisti e moralisti a gettone, e non la riconosco: golfino a collo alto, camicetta da educanda, niente trucco, cerchietto sui capelli. Una Gardini in pectore. Cancellate le tracce di una vita da scosciata. Parteciperà al Family Day?
Poi leggo del bravo direttore di giornale, famoso per gaudenza, mondanissimo, fu comunista, berlusconiano, insomma niente che abbia mai fatto sospettare una vocazione spirituale, che tiene la fotografia di Ratzinger dietro la scrivania e riceve i cardinali. Ateo devoto anche lui, come i tanti che adorano la Chiesa ma non vanno a Messa? Quale tempesta, quali marosi volete che possano mai sommergere gli italiani, così genialmente avvezzi a cogliere l'attimo ma soprattutto a scostarsene appena l'attimo comincia a puzzare? Il capitano che affonda con la sua nave, dritto sul cassero, è il prototipo esatto di quello che non siamo. Qui sulla nave si sale avendo già chiaro che non si è tenuti a seguirne il destino: "La nave affonda? E io che c'entro, scusi: non è mica la mia".

(L'Amaca, in "Repubblica", 5 aprile 2007)

lunedì 25 febbraio 2008

Cultura? Oh, Grande fardello!

Ha scritto Umberto Eco: “dicono che parliamo troppo difficile, imparino a parlare come noi”. A prima vista la frase può sembrare un po’ rude, settaria, impopolare (in tutte le accezioni del termine). Ma è una provocazione che coglie nel segno. Da anni ormai intellettuali di varia natura e competenze professano la necessità di lavorare sul linguaggio comunicativo al fine di rendere più accessibile la loro e altre proposte culturali. I più accorti – non tutti purtroppo – percepiscono però anche il rischio di questa impostazione. L’uomo, le masse devono vivere il rapporto con la cultura in continua tensione. La comprensione di un testo, di un quadro, di un’opera non deve mai essere completa, deve lasciare incognite, generare domande, darci il senso dell’indefinitezza dei contorni del mondo.
Certo, gli strumenti di base devono pur esserci in chi riceve le informazioni e quegli strumenti devono essere adeguati al messaggio, altrimenti si corre il rischio di una fuga dalla cultura e del trionfo della semplificazione.
La storia contemporanea – che mi sta tanto a cuore – è continuamente sottoposta a questa sventura. Pensate a quante copie vendono i libri di Bruno Vespa, Paolo Mieli, Indro Montanelli…centinaia di migliaia in più rispetto a quelle vendute dagli storici. Non solo perché più pubblicizzate ma anche perché più semplici e accessibili.
Oggi purtroppo i mass media ci inducono in continuazione a questo processo di semplificazione: dal Grande Fratello al giornalismo politico, dai telegiornali alle fiction, dagli slogan politici (lasciatemi sottolineare quelli particolarmente idioti di Bonaiuti) al talk show della De Filippi, tutto ci induce a semplificare, a trasmettere un messaggio che sia immediatamente comprensibile.
Pochi hanno il coraggio di investire sul futuro: il teatro in televisione viene bocciato dopo una sola puntata andata male sul piano dell’Audience; proporre un bel film in prima serata non è conveniente perche il De Sica/Boldi di turno o la quindicesima proiezione di Indiana Jones rendono più in termini pubblicitari; il varietà di Carlo Conti, Sanremo, Miss Italia non richiedono la continuità di attenzione che richiede un film, semplicemente perché non richiedono l’accensione del cervello.
Impariamo a reagire da soli, non lasciamoci instupidire troppo!
Vi lascio con il testo di una canzone di Ivano Fossati, Il battito, che sul tema è di incredibile attualità:


Dateci parole poco chiare
quelle che gli italiani non amano capire
Basta romanzi d’amore, ritornelli spiegazioni, interpretazioni facili
Ma teorie complesse e oscure, lingue lontane servono
Pochi significati, titoli, ideogrammi, insegne, inglese, americano slang.
Senza studiare senza fiatare basta intuire che è anche troppo
Colpo d’occhio è quello che ci vuole uno sguardo rapido
Il nostro suono, il nostro suono è un battito
Parole incomprensibili siano le benvenute così affascinanti, così consolanti
Non è nemmeno umiliante non capirle, anzi, così riposante
Dopo tanto teatro dopo tante guerre dopo tanti libri dopo tanto cammino
dopo tante bugie dopo tanto amore dopo tanti secoli
Mai più canzoni in italiano greco slavo
poca letteratura, brevi racconti al massimo,
scrittori intraducibili, relazioni elementari, poeti ermetici
Tv irreversibile, con accenti diversi con accenti diversi… Esotici.
Ora davvero basta con la trasparenza voglio una cultura davvero sottostante davvero inapparente e soprattutto per sempre
Voglio essere ricordato nella prossima era come un glaciale geroglifico
come un bassorilievo come un graffito inesplicabile perché del tutto inutile
Dateci le parole poco chiare quelle che gli italiani non amano capire, costruiremo una nuova cultura rapida ed estetica
E il pensiero sarà un colore, il colore sarà un suono, il nostro suono un battito
E il pensiero sarà un minuto, il minuto un suono,
il nostro suono un battito

Riferimenti:
U. Eco, Cinque scritti morali, Bompiani
I. Fossati, Il battito, in L’arcangelo, 2006

sabato 23 febbraio 2008

chiesa madre, chiesa matrigna

Di recente un mio compagno delle scuole elementari si è trovato costretto ad ingoiare il rospo della cresima nella speranza di essere assunto nel privilegiato mondo del Vaticano. Scelta che ho condiviso e appoggiato nella speranza di veder migliorare le sue prospettive di vita.
Di contro, però, ho assistito allo svilimento dei suoi principi e alla sua (ma anche mia) insofferenza nel vederli calpestati. E’ successo a me in un recente passato, succede ad altri, continuamente.
E’ mai possibile debba essere così difficile rimanere se stessi? Possibile che il lavoro, la politica, lo stato, la famiglia a volte, debbano continuamente mettere alla prova la tua linearità, la tua coerenza, la saldezza delle tue personalissime certezze?
Dove e quando arriva il momento di mettere da parte i propri antagonismi e conformarsi al bigottismo imperante? Certo, la vita è fatta anche di compromessi, ma quell’“anche” non è lì a caso, è lì per confortarci, per darci al contempo il senso della parzialità dei nostri ripiegamenti e del perdurare delle nostre convinzioni.
C’è un terreno sul quale sento di avere ancora la forza di lottare, un terreno caldo che vive sotto il vergognoso velo di omertà della politica e dei benpensanti, ma che pulsa e tiene accesa la rabbia e la pervicacia di chi non si sogna proprio di tollerarlo: il clericalismo! Uno storico cattolico, Francesco Traniello, ha scritto che il termine clericalismo, ove correttamente inteso (cioè come “pretesa illegittima della Chiesa istituzionale di intervenire, condizionare e incidere in ambiti dell’organizzazione sociale e politica che non le sono propri”) dovrebbe essere abiurato da tutti, cattolici in primis. Invece ci troviamo di fronte, ancora oggi, ad una chiesa invadente, maschilista, incapace di vedere al di là delle proprie grette e desuete posizioni dogmatiche; una chiesa tutta protesa ad inglobare senza alcuna partecipazione attiva, senza alcuno spirito critico, senza che una o più teste pensanti possano sognare di scalfirne il proprio monolitismo.
Amici e parenti, accumunati da un più o meno forte senso religioso, mi dicono che la loro fede prescinde dalla chiesa, dall’istituzione, dalla gerarchia. Bene, se è così vi rispetto pur senza comprendervi a pieno. Ma allora abbiate il coraggio, anche solo parlandone con gli altri, di criticare e respingere questa chiesa, di renderla meno oppressiva nei vostri confronti. Fate sentire cosa ne pensate dell’esenzione dalle tassazioni per gli edifici ecclesiastici (anche quelli non di culto), sull’ingerenza cattolica nel mondo della politica, nella scuola, nell’informazione; sulle assurde politiche sociali che la chiesa persegue nel terzo mondo; sui non troppo lontani appoggi alle dittature militari ecc.
Ma soprattutto abbiate il coraggio di assaporare il fascino di un rapporto diretto con il vostro dio. Veramente avete bisogno di un prete per comprendere la vostra fede? Vi auguro sinceramente di no.

Consigli bibliografici:
A.C. Jemolo, Chiesa e stato in Italia dall’Unità a oggi, Einaudi
G. Verucci, La Chiesa nella società contemporanea, Laterza
F. Traniello, Città dell’uomo, Il Mulino
G.E. Rusconi, Come se dio non ci fosse, Einaudi
A. Melloni, Chiesa madre, chiesa matrigna, Einaudi
(prima o poi commenterò, ma devo ancora cominciarlo, C. Hitchens, Dio non è grande, Einaudi)

venerdì 22 febbraio 2008

1968...quarant'anni dopo

Cominciamo con un consiglio per i pochi, pochissimi (nessuno?) che leggeranno questo post: dopodomani all’Auditorium ci sarà Marco Revelli, politologo torinese, grande studioso del mondo del lavoro, dei processi di industrializzazione, di globalizzazione e di movimenti giovanili. Proprio su questo tema, in particolare sul ’68, terrà una lezione alle 11 alla Sala Sinopoli.
Gli ingressi sono esauriti ma in realtà molti abbonati presi da pigrizia o da altro non vanno e così gli organizzatori fanno entrare chi è sprovvisto di biglietto (a proposito, il costo d’ingresso è di 4 o 5 euro, non ricordo).
Qualche consiglio bibliografico pre o più probabilmente post lezione:
- A. De Bernardi, M. Flores, Il Sessantotto, Il Mulino
- M. Revelli, Movimenti sociali e spazio politico, in Storia dell’Italia repubblicana, vol. 2, t. 2, Einaudi
- P. Ortoleva, I movimenti del ’68 in Europa e in America, Editori riuniti
- AA. VV., La cultura e i luoghi del ’68, F. Angeli
- AA. VV., Il Sessantotto: l’evento e la storia, Annali della Fondazione Micheletti
- L. Passerini, Autoritratto di gruppo, Giunti
…non ve lo perdete!

incipit

Ciao, sono Luca, questo blog nasce col solo intento di raccogliere e condividere con i visitatori le riflessioni e le passioni della quotidianità. Vi parlerò di politica, di storia, di Chiesa, di musica, di tutto ciò che ricopre la centralità della mia vita. Suggerirò e commenterò libri, eventi, film, posizioni politiche e, soprattutto, vi inviterò costantemente a dialogare con le mie idee, ad arricchirle, provocarle, forse a tentare di plasmarle.
Il resto verrà da sé, con naturalezza.
Buona lettura