sabato 7 febbraio 2009

...di tutta l'erba un "fascio"?

In “male assoluto?” scrivevo che il fine ultimo del moderatismo banpensante consiste nella parificazione del comunismo al fascismo, nel “riabilitare a destra per poter screditare a sinistra”.
E’ del giugno scorso la presentazione alla Camera dei deputati (http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=1360) di una legge (v. anche qui: http://www.anpi.it/revis/ddl_1360.pdf) che tende all’equiparazione di tutti i combattenti nella seconda guerra mondiale, sia che essi abbiano militato nella Resistenza o nell’esercito regolare, sia che facessero parte dell’esercito salotino.
E’ evidente agli occhi di tutti che siamo di fronte ad un problema di memoria storica e di percezione dei valori alla base della democrazia di un paese e di un popolo.
Pur non essendo mai stato filoamericano, osservo con compiacimento che negli Stati Uniti nessuno pensò nel XIX secolo (e nessuno, soprattutto, pensa ora!) meritino onorificenze i combattenti dell’esercito sudista e schiavista sconfitti dalle forze del Nord. I valori che gli USA si impegnarono a diffondere e che oggi sono ampiamente condivisi, erano i valori dei vincitori; questo non perché sia giustificabile la logica del chi vince piglia tutto, quanto perché i valori professati dagli stati del sud, così fortemente venati di razzismo, mal si legavano allo spririto di libertà cui gli USA sembravano voler propendere.
In Francia, in Germania, in Austria, in Spagna, sono piccole minoranze (importanti, ma piccole) a portare avanti rivalutazioni degli ideali propugnati dai propri regimi totalitari. Tutti i governi di quei paesi, anche i governi più moderati, mai hanno pensato ad una parificazione delle forze in campo nel secondo conflitto mondiale come invece sta facendo il governo di questo sciagurato paese.
Il pericolo è grande perché la memoria non è un dato immobile, acquisito; è in continuo movimento, è un formarsi ininterrotto; non solo per l’avvento delle nuove generazioni, ma anche per il mutare delle nostre personali percezioni. “La memoria – ha scritto di recente Antonella Tarpino – è un elemento perturbante nel flusso della vita, insidia i contorni di ciò che vediamo confondendoli con i ricordi di quel che abbiamo già visto, mescola le emozioni del presente con quelle trascorse. Eppure, in questa contesa estenuante, la memoria cerca di tenere insieme i diversi volti del nostro racconto nel tempo.” Recensendo il suo libro Alessandro Portelli ha scritto: “mi pare che la parola chiave sia “cerca”: la memoria, cioè, non come deposito di dati ma come soggetto attivo, lavoro costante, ininterrotto, mai finito. E anche se le memorie possono apparire “imprigionate” negli oggetti o “congelate nelle pietre di antichi quartieri”, in realtà penso che certe volte succeda il contrario, cioè che siano gli oggetti ad essere avvolti dal lavoro della memoria che continuamente ne cambia il senso e la percezione”.
E’ per questo che non ci sfugge il pericolo sotteso alle parole che accompagnano la proposta di legge 1360: “uno scontro che fu militare e ideale, oramai lontano”, “dopo oltre sessanta anni dalla fine della guerra”. La memoria va costruita passo dopo passo, ricordo dopo ricordo, fino al giorno in cui non sarà l’equiparazione l’obiettivo finale, ma al contrario il riconoscimento comune delle forti e laceranti differenze, che facevano di una parte il vessillo della libertà, dell’altra il simbolo dell’oppressione.

Riferimenti bibliografici
N. Gallerano (a cura di), La Resistenza fra storia e memoria, Mursia
M. Isnenghi, Memoria pubblica della Resistenza, in AA. VV., L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, F. Angeli
F. Germinario, L'altra memoria. L'estrema destra, Salò e la Resistenza, Bollati Boringhieri
F.Focardi, La guerra della memoria, Laterza
G. De Luna, Medaglia per Salò, in “Il Manifesto”, 3 febbraio 2009, articolo del quale consiglio vivamente la lettura (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=KNKJF)