Che l’Italia fosse un paese ad alto rischio sismico lo sapevamo da tempo, ma quanto è recentemente avvenuto alla politica nostrana va ben oltre le comuni previsioni. La sinistra non c’è più, almeno in Parlamento.
Non perderò tempo a disquisire di riformismo, massimalismo, migliorismo, socialismo, comunismo per cercare di capire se almeno una di queste anime sia ancora viva…semplicemente non è così. Il Pd non è un partito di sinistra e questo chiude il discorso.
“Sinistra extraparlamentare” titola il Manifesto, quasi con un senso di soddisfazione secondo Michele Serra, con amara ironia dico io. Mi dispiace che Serra si sia riscoperto un moderato, realista direbbe lui. Ci fa la lezione sull’antiberlusconismo, sul coraggio di saper governare, e sul fare politica come “atto compromissorio e promiscuo”; dimentica che non è stata la sinistra arcobaleno a far cadere il governo Prodi e non è stata la sinistra arcobaleno a non volere l’alleanza col Pd. Se oggi comunismo e socialismo – due delle tre realtà culturali, politiche e sociali che hanno dato vita alla Repubblica – non ci sono più, lo dobbiamo a questo ignobile sistema elettorale e a chi lo ha cavalcato togliendo a milioni di persone rappresentanza parlamentare.
Già, perché la tanto ricercata governabilità porta con sè il soffocamento di voci e idee e peggio ancora del dissenso, che è il succo della democrazia. Tutta la sinistra radicale, il Psi, la Destra e i partitini sparsi nel panorama elettorale, mettono su un 6/7% di elettorato, due milioni e mezzo di elettori, 4 milioni di italiani che non hanno più voce. E questo sarebbe il trionfo della democrazia di cui tanto si parla?
Mi ribattono che tutti i paesi democratici hanno soglie di sbarramento e rappresentanza limitata, eppure nessuno si sogna di considerare la Germania, il cui modello ricalchiamo, un paese non democratico.
Rispondo che ho sempre considerato la democrazia come un fattore variabile, come un punto immaginario dal quale ci si può distaccare senza perdere necessariamente la qualifica di “democratico”. E’ ciò che da anni succede agli Stati Uniti, sempre più lontani da quel concetto di democrazia pura che ho in mente.
E’ un giorno triste per questo paese e per chi lo abita.
Di ciò mi prendo le mie responsabilità. L’astensionismo che ho professato ha contribuito a non far arrivare la sinistra arcobaleno alla soglia del 4%, ma se il mio è stato un errore politico (e non lo considero tale), il loro (di chi ha voluto, fatto sopravvivere e cavalcato – caro Walter – questo sistema elettorale) è stato un atto vile che si fa beffa di quella stessa democrazia di cui amano tanto riempirsi la bocca.
Non perderò tempo a disquisire di riformismo, massimalismo, migliorismo, socialismo, comunismo per cercare di capire se almeno una di queste anime sia ancora viva…semplicemente non è così. Il Pd non è un partito di sinistra e questo chiude il discorso.
“Sinistra extraparlamentare” titola il Manifesto, quasi con un senso di soddisfazione secondo Michele Serra, con amara ironia dico io. Mi dispiace che Serra si sia riscoperto un moderato, realista direbbe lui. Ci fa la lezione sull’antiberlusconismo, sul coraggio di saper governare, e sul fare politica come “atto compromissorio e promiscuo”; dimentica che non è stata la sinistra arcobaleno a far cadere il governo Prodi e non è stata la sinistra arcobaleno a non volere l’alleanza col Pd. Se oggi comunismo e socialismo – due delle tre realtà culturali, politiche e sociali che hanno dato vita alla Repubblica – non ci sono più, lo dobbiamo a questo ignobile sistema elettorale e a chi lo ha cavalcato togliendo a milioni di persone rappresentanza parlamentare.
Già, perché la tanto ricercata governabilità porta con sè il soffocamento di voci e idee e peggio ancora del dissenso, che è il succo della democrazia. Tutta la sinistra radicale, il Psi, la Destra e i partitini sparsi nel panorama elettorale, mettono su un 6/7% di elettorato, due milioni e mezzo di elettori, 4 milioni di italiani che non hanno più voce. E questo sarebbe il trionfo della democrazia di cui tanto si parla?
Mi ribattono che tutti i paesi democratici hanno soglie di sbarramento e rappresentanza limitata, eppure nessuno si sogna di considerare la Germania, il cui modello ricalchiamo, un paese non democratico.
Rispondo che ho sempre considerato la democrazia come un fattore variabile, come un punto immaginario dal quale ci si può distaccare senza perdere necessariamente la qualifica di “democratico”. E’ ciò che da anni succede agli Stati Uniti, sempre più lontani da quel concetto di democrazia pura che ho in mente.
E’ un giorno triste per questo paese e per chi lo abita.
Di ciò mi prendo le mie responsabilità. L’astensionismo che ho professato ha contribuito a non far arrivare la sinistra arcobaleno alla soglia del 4%, ma se il mio è stato un errore politico (e non lo considero tale), il loro (di chi ha voluto, fatto sopravvivere e cavalcato – caro Walter – questo sistema elettorale) è stato un atto vile che si fa beffa di quella stessa democrazia di cui amano tanto riempirsi la bocca.
1 commento:
Votare Berlusconi una volta sembra un errore perdonabile. Due sembra una mancanza di attenzione (o qualcosa del genere). Ma il popolo italiano l’ha eletto tre volte. Non esiste un italiano che non sappia che si tratta di un criminale che in qualsiasi altro paese sarebbe stato da tempo chiuso in galera, etc., etc.
Se la sinistra arcobalena prende 3% e non 4%, che fa? Il fatto sta che gli italiani continuano a scegliere Berlusconi come leader. Che la colpa può essere tutto di “questo ignobile sistema elettorale”, non sono convinto.
Good blog old son.
David.
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